Psg, Verratti: "Buffon mi ha detto che potrebbe tornare in Nazionale. Con Tuchel ho ritrovato il sorriso"

Calcio

Il centrocampista del Psg, dopo i problemi fisici che lo hanno costretto ai box da marzo scorso, è tornato titolare in campionato: "Ora sto bene e con Tuchel ho ritrovato il sorriso" ha ammesso in un'intervista a Le Parisien. Poi su Buffon e la Nazionale: "L’Italia è casa sua. E lui mi ha detto che se ci fosse bisogno…"

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In una recente intervista Buffon lo ha definito l’unico vero talento del calcio italiano. Marco Verratti ha sorriso ai microfoni di Le Parisien e ha risposto con un pizzico di imbarazzo: “Le sue parole mi rendono felice – ha commentato - ma penso che ci siano anche altri talenti. Potremmo non essere l'Italia di prima, dove c'erano davvero dei fenomeni. Adesso dobbiamo lavorare più da squadra. Ma siamo molto giovani e dobbiamo riportare la Nazionale dove merita. Negli ultimi anni, non l'abbiamo fatto”. E chissà che Mancini, un giorno, non possa ricontare nuovamente su Buffon, che dopo la sconfitta con la Svezia ha dato l’addio all’azzurro: “Questa è casa sua! – ha ribadito Verratti - sono sicuro che, qualora l'Italia avesse bisogno, lui risponderebbe sempre. Quando ne parliamo, mi dice: sarò sempre lì per aiutare la squadra. Vedremo nelle partite importanti”.

Sugli infortuni

Dall’Italia alla Francia, dalla Nazionale al Psg. La squadra di Tuchel va fortissimo, almeno in campionato. Otto vittorie su otto e primo posto a punteggio pieno. Verratti, però, le prime quattro le ha viste tutte dalla tribuna. Proprio come aveva fatto nella parte finale della scorsa stagione, quando la sua Ligue 1 finì praticamente a marzo: “Sì, ho avuto alcuni momenti difficili l'anno scorso – ha raccontato - ho giocato con un sacco di dolori. Oggi mi sento davvero bene, non sento niente. Ho risolto tutti i miei problemi con gli adduttori”. Un problema, questo, caratterizzato anche dagli sforzi del pre-campionato: “Avevamo parlato con l'allenatore durante la tournée in Cina. Non eravamo molti a causa delle Nazionali, quindi abbiamo fatto degli sforzi per giocare la partita contro il Monaco. Sapevamo che poi avremmo fatto un'altra preparazione qui. Ecco perché, durante le prime quattro, mi sono allenato sempre con la squadra. Mi sono focalizzato sull’aspetto fisico, tralasciando le partite. E 'stato pianificato così. Volevo tornare al 100%. È alla fine dell'anno che conta essere in forma per giocare le partite più importanti”. Tornare al top la missione. Sarebbe l’ora, perché Verratti è ormai due anni che deve fare i conti con i tanti problemi fisici: “Non è stato come rompersi il ginocchio. Nel mio caso non sai mai dove mettere mano. Si tenta di fare tutto per evitare l'operazione. È così che ho perso molte partite importanti in due anni. Ecco perché abbiamo deciso di fare entrambe le operazioni ad un anno di distanza, perché non c'era altro modo. Ora, un infortunio può accadere in qualsiasi momento, ma quello che ho avuto è stato risolto attraverso queste due operazioni”. Ma c’è anche chi ha insinuato che i continui problemi fisici fossero colpa della paternità o delle cattive abitudini di Verratti, definito molto “attivo” nella vita notturna di Parigi: “Mia moglie mi aiuta molto, si prende molto cura dei bambini durante la notte. Soprattutto prima delle partite mi lascia dormire. Si parla molto del mio stile di vita. Accetto tutto, ma non conduco la vita che mi è stata prestata. Sono un ragazzo come tutti gli altri. Quando ho del tempo libero, approfitto della mia famiglia, dei miei amici. Non esco tutte le sere. I miei infortuni non sono legati alla mia vita. Vivo sempre allo stesso modo”.

Con Tuchel è tornato il sorriso

E’ tornato in campo Marco, dunque. Lo ha fatto in un Psg che vola, che sembra rivitalizzato dalla cura Tuchel: “Ci sentiamo vivi, ci sentiamo bene – ha ribadito Verratti – se è vero che il mister ci ha vietato bibite e sandwich? Sì, è vero. Sull'autobus, durante il mio primo viaggio, ho chiesto una Coca-Cola e non ce n'era. Quando siamo andati a Nizza, ho visto che non c'era proprio niente.. Ciò che mi attrae di più è che legge molto bene le partite. Quando c'è un piccolo cambiamento da fare, lui interviene e ci sentiamo subito meglio. È una grande qualità per un allenatore. Assomiglia ad Ancelotti? Sì, è molto vicino ai giocatori. E’ molto diretto. Ti dice le cose come stanno , è una brava persona che ti porta a dare il 100% per lui”. Insomma, una bella differenza rispetto ad Emery: “Tutti gli allenatori hanno un modo diverso di approcciarsi ai giocatori. Certo, a volte con Emery, era un po'complicato. Tuchel è felice durante l’allenamento. Ci alleniamo con il sorriso ma siamo sempre seri, sappiamo cosa facciamo. Il calcio è sempre uno sport, anche se sei ben pagato ed è diventato un lavoro per tutti. Venendo ad allenarsi mogi, non funziona. Abbiamo trovato il sorriso, prima ci eravamo un po’ persi”. La missione di Tuchel è una sola e si chiama Champions League: “Abbiamo giocatori che possono fare la differenza, spetta anche a noi metterli nelle giuste condizioni. A Liverpool, negli ultimi minuti siamo stati un po’ stupidi perché potevamo accontentarci anche di un pareggio. Dopo aver perso la prima, ora abbiamo l’obbligo di vincere. Perdiamo sempre con le big d’Europa? Siamo sempre andati vicini alla vittoria.
Dobbiamo essere un po’ più intelligenti, più cattivi. Ecco perché è importante per un gruppo stare bene insieme. Ci sono volte in cui devi sapere come soffrire”