Nazionale Under 21, Baldini: "Con Mancini c'è collaborazione. Ranieri è speciale"
L'INTERVISTAOspite in collegamento a "Campo Aperto" su Sky Sport 24, Silvio Baldini difende a spada tratta i suoi ragazzi: "Per me sono tutti figli, non dico chi è il migliore. Di certo ce ne sono già una decina almeno pronti per la Nazionale maggiore". Lo sa anche Mancini: "Con lui c'è collaborazione, per questa tornata mi ha lasciato giocatori importanti. Ranieri è speciale. Ha vissuto con noi il ritiro prima della Polonia e ci ha motivati tutti".
"All'inizio del ritiro i giocatori sapevano che stavo attraversando un periodo difficile, mi sentivo un vecchio di 80 anni. Loro mi hanno capito e mi hanno incoraggiato, con loro parlo molto e bene. Mi hanno fatto ringiovanire ed è stato naturale commuovermi quando sono venuti ad abbracciarmi per esultare. Questi giocatori sono la mia medicina, sono la dimostrazione che se ti comporti bene le emozioni arrivano". Poche parole che fanno capire la profondità del legame che si è instaurato tra il ct Silvio Baldini e la sua squadra. "Provo la stessa soddisfazione nell'allenare l'Under 21 e la Nazionale maggiore. Non mi sono sentito più figo per quelle due partite contro Grecia e Lussemburgo, quello che conta è il mio gruppo di giocatori".
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"I talenti in Italia ci sono. Il problema sono i dirigenti..."
Un gruppo di giocatori con cui affronterà il prossimo Europeo Under 21 in estate, conquistato grazie alla fantastica vittoria per 6-2 nello scontro diretto contro la Polonia. "In Italia i giocatori ci sono, i talenti non sono spariti. Non ci sono invece i dirigenti che possono fare le cose per bene, che investano sui giovani per farli giocare invece di mandarli sempre in prestito o in altri campionati". Ospite in collegamento a "Campo Aperto" su Sky Sport 24 con Leo Di Bello, Alessandro Bonan e Marco Nosotti, Baldini ha esaltato la sua Nazionale sia come insieme che come somma di invidualità, senza però sbilanciarsi sui singoli giocatori: "Un papà non dice quale sia il più bravo o il più intelligente dei suoi figli. Per me è lo stesso, li considero tutti figli". Un bravo padre di famiglia sa quando è il momento di lasciare andare i propri figli: "Ci sono almeno 11/12 giocatori già pronti per la Nazionale maggiore. Non bisogna giudicarli solo per il loro sviluppo fisico, conta la tecnica messa al servizio della squadra e la comprensione delle giocate che servono nei momenti di una partita".
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"Ai miei giocatori dico di essere artisti, devono suscitare emozioni"
Nonostante consideri tanti giovani già pronti per il salto di qualità, Baldini è stato felice di averli ancora con sé per le ultime due partite del girone di qualificazione: "Con Mancini c'è collaborazione sulle rose, mi ha lasciato molti giocatori importanti". Anche Claudio Ranieri, direttore tecnico della Nazionale e presidente del Club Italia, si sta rivelando da subito una figura fondamentale: "Una persona speciale e di grande esperienza. Ha allenato in molti campionati, ha vinto il campionato col Leicester e mette a disposizione le sue conoscenze. L'altro giorno era a Pescara, ha vissuto con noi il ritiro pre-partita e ciò che ha detto ha stimolato tutti, da me ai giocatori. Ha il compito di traghettare i giocatori al piano di sopra". E i giocatori che compito hanno? "A loro dico che sono artisti, devono suscitare emozione in chi li guarda, come i poeti e i pittori. Non devono pensare solo alla ricchezza, ma trasmettere ciò che hanno nell'anima a partire dagli allenamenti per poi dare il frutto nelle partite. Questo dà gioia e felicità, è la realizzazione del loro sogno".
"Modello spagnolo? Non mi piace che tutti giochino con lo stesso modulo"
L'ultimo gradino è spesso il più difficile da percorrere. Baldini però è certo che i suoi giocatori abbiano la possibilità di scalarlo. Soprattutto perchè riceveranno questa possibilità: "Sono pronti e in gamba. In più Mancini ha già creato uno spirito bello, ha coraggio nel lanciare i giovani". Si può emergere senza la necessità di imitare altri modelli, come quello spagnolo: "Le squadre non vanno create con lo stampino. Non mi dice nulla il fatto che ogni giovanile vada fatta giocare con lo stesso sistema della prima squadra. Bisogna produrre giocatori che si adattano e si divertono, senza imprigionarli nella tattica". In campo ci si deve far trovare pronti per ogni contesto: "Bisogna attaccare e bisogna difendere, alti o bassi a seconda di quello che ti costringe a fare l'avversario". Basta non dimenticare la lezione più importante del papà: "Il calcio è soprattutto sentimento. Quando si ha la palla, bisogna fare qualcosa che porti al gol, l'unico modo per creare emozione".